Giornate europee del patrimonio 2021

Giornate europee del patrimonio 2021

Patrimonio culturale: TUTTI inclusi!

Le Giornate Europee del Patrimonio sono state inventate dal Consiglio d’Europa (istituzione che ha sede a Strasburgo e non va confusa con l’Unione Europea) con lo scopo di combattere le discriminazioni fondate sulla disuguaglianza socio-economica. Esse mirano a rafforzare la coscienza del patrimonio come bene comune a cui tutti possono fare riferimento.

Per questa ragione, l’Archivio di Stato di Gorizia da tempo aderisce allo spirito che anima questa iniziativa, ogni anno legata ad un tema specifico che per il 2021 è stato sintetizzato dal titolo eloquente: “Patrimonio culturale: tutti inclusi!”

Permettetemi di osservare che nel bel mezzo di una pandemia mondiale che ha rappresentato un momento di crisi dei tradizionali modelli di socialità, il richiamo all’inclusione può assumere una connotazione quasi paradossale, dal momento in cui l’isolamento e la chiusura hanno contraddistinto il nostro modo di vivere quotidiano degli ultimi mesi.

Eppure scegliamo di vedere il bicchiere … mezzo pieno, guardando all’inclusione come un obbiettivo non troppo distante, da riconquistare con maggior slancio e consapevolezza di prima, proprio grazie all’esperienza di segno opposto che abbiamo condiviso con il mondo intero.

Per tutta la durata dell’emergenza epidemiologica, l’Archivio di Stato di Gorizia, al pari di tutti le pubbliche e private realtà istituzionali, è stato ed è tenuto a rispettare le regole di contingentamento degli ingressi e il distanziamento interpersonale. Questa disciplina, quindi, non ci permette ancora di includere “in presenza”, diciamo così, qui ed ora, tutte le persone che hanno il diritto di accedervi.

Fortunatamente, però, al giorno d’oggi si possono percorrere altre vie, ossia altre modalità di fruizione virtuale del patrimonio, grazie alla rete web ed alle potenzialità notevoli che offrono le risorse digitali.

Ecco allora che il titolo scelto da noi per la odierna presentazione, “TUTTI IN ARCHIVIO!”, vuole essere un chiaro invito a visitare il nostro Istituto in un modo alternativo: chiunque sia dotato di un dispositivo informatico e di una connessione ad internet è in grado di intraprendere, da solo o accompagnato, questo percorso virtuale attraverso la quasi totalità dei fondi archivistici qui conservati.

Da alcuni mesi, grazie al lavoro di tutti i colleghi ma soprattutto alla dedizione del dott. Paolo Badina, funzionario archivista, l’Archivio di Stato di Gorizia ha un nuovo sito web istituzionale, completamente rinnovato nella sua veste grafica e nel suo impianto concettuale. Vi invitiamo, pertanto, a voler intraprendere un viaggio telematico assieme a noi: strada facendo, incontreremo indubbiamente anche qualche difficoltà, o qualche ostacolo non facilmente superabile, ma non temete: dietro ad un muro che pare insormontabile possono celarsi grandi e piccole soddisfazioni in grado di aprire nuovi ed inediti sentieri di ricerca.

Quando si entra in un sito, il primo approccio è fondamentale: si capisce subito in che casa si è capitati e se la permanenza in questa casa sarà facile oppure no.

Per accogliere i nostri ospiti abbiamo voluto presentare un’immagine piuttosto dinamica che, tutto sommato, dia conto delle svariate tipologie di informazioni che possono essere acquisite in completa autonomia, senza cioè essere obbligati a rivolgersi al personale di sala di studio.

Aprendo il sito dell’Archivio di Stato di Gorizia, dinanzi agli occhi del navigante si presentano svariati riquadri, corrispondenti ad altrettanti “servizi” ai quali si può accedere, sulla base delle intenzioni e delle destinazioni di viaggio.

Chi è interessato a visitare la “Sala di studio”, cliccando sull’apposito spazio, ritroverà tutte le notizie utili a pervenire, previa prenotazione, al locale riservato agli utenti che consultano i documenti archivistici appositamente richiesti. Da quando c’è il Covid-19, l’utenza è invitata a comunicare preventivamente l’oggetto della ricerca, in modo da consentirci di prelevare per tempo il materiale e sfruttare al meglio il tempo a disposizione.

Noi oggi abbiamo le idee chiare: vogliamo navigare in lungo e in largo nel mare magnum dei fondi archivistici consultabili, bene espresso nella sezione “Patrimonio” e quindi clicchiamo la sottosezione “Inventari on-line” (dal menu a tendina in alto).

In basso compare, nella sua interezza, l’elenco alfabetico di tutti i complessi documentari ordinati ed accessibili al pubblico (al momento sono disponibili ben 105 fondi!) tra i quali è possibile anche operare una ricerca per campi, vale a dire per titolo del fondo (che corrisponde generalmente al nome dell’ente produttore, persona o istituzione), per estremi cronologici e per tipologia, se si tratta di un ente che svolse funzioni amministrative, giudiziarie, militari, scolastiche, comunali e via dicendo.

Una volta individuato il fondo di nostro interesse, è sufficiente cliccare sulla sua denominazione (es. Capitanato distrettuale di Gorizia) per far sì che si apra una pagina in cui si ritrova una sommaria descrizione dell’ente, assieme ai dati relativi alla sua quantificazione, agli anni in cui esso fu attivo ecc.

Nella stragrande maggioranza dei casi, in questa pagina è anche presente il link (collegamento) ad un file che riporta l’inventario del fondo, vale a dire lo strumento di ricerca archivistica fondamentale a ritrovare i documenti che ci interessano, logicamente e fisicamente ordinati in un complesso organico di fascicoli (da noi chiamate: “filze”) e faldoni (da noi detti: “buste”), a loro volta collocati negli scaffali dei depositi nel rigoroso rispetto della disposizione indicata ad inventario.  Accanto agli inventari si possono inoltre reperire anche altri tipi di strumenti di ricerca, quali lunghi elenchi di nomi di persone, di famiglie, creati dopo anni di intenso lavoro, tanto ad uso interno quanto per essere destinati alla pubblicazione ed agevolare i nostri utenti a navigare con il massimo agio possibile tra i flutti di questo mare magnum documentale.

Oggi noi parliamo di viaggi e indossiamo i panni di una guida turistica che vi propone un itinerario ideale, anzi, virtuale, nell’Ottocento goriziano: vorremmo però unire l’utile al dilettevole così da fornirvi qualche indicazione di carattere metodologico, ossia un orientamento su come si organizza, in teoria e in pratica, una ricerca archivistica.

Tra gli strumenti che il nostro sito mette a vostra disposizione merita una menzione specialissima la sezione “RISORSE DIGITALI”, all’interno della quale sono direttamente accessibili le riproduzioni digitali di alcune serie documentali di particolare pregio e rilevanza storica (Mappe catastali e Ventilazioni ereditarie; ci sono anche gli elenchi di Ruoli matricolari e Libri dei Fuochi). Il nostro Archivio di Stato è tra i pochissimi istituti di conservazione del MiC che offre all’interno del proprio sito web una mole tanto massiccia di gallerie di immagini, a buona risoluzione, riproducenti integralmente gli atti in esso custoditi.

Grazie a ciò è possibile avanzare nella ricerca d’archivio muovendo i primi passi da casa, per proseguire, all’occorrenza, venendoci a trovare in via dell’Ospitale.

Che cosa vorremmo trovare? Una delle ricerche più ricorrenti con cui siamo alle prese è la ricerca relativa alle persone vissute in un dato territorio in una data epoca.

Quanto a Gorizia e all’Ottocento l’impresa è fattibile. Entriamo dunque nel vivo del nostro viaggio e per farlo ci serviremo di un mezzo che crediamo conoscano in pochi: i “Libri dei fuochi”, vale a dire un elenco dettagliato dei nomi delle persone che popolavano ogni singola abitazione eretta entro i confini storici della città di Gorizia, realizzato nella prima metà del XIX secolo per effettuare il censimento della popolazione urbana, ammontante allora a circa 10.000 anime. Si tratta di 33 registri di grande formato (ne sono stati schedati oramai 22) ed appartengono ad un fondo depositato in questo Istituto, l’Archivio storico del Comune di Gorizia (1830-1956), del quale il Comune di Gorizia è proprietario. Per ciascuna persona censita di solito è facile reperire molteplici informazioni e cioè:

– Cognome e soprannome
– Nome
– Paternità
– Anno, mese, giorno, luogo della nascita
– Religione
– Stato civile
– Condizione
– Sesso
– Dimora (contrada/borgo, numero e successivi cambiamenti)
– Annotazioni

Scorrendo gli indici pubblicati online abbiamo quindi individuato un cognome “Ordiner”, non molto diffuso nel Goriziano ma piuttosto ricorrente nella vicina provincia di Udine.

Il nome di “Giovanni Ordiner” è citato nel registro n. 4603.

Come in questo caso, non sempre tutti i campi sono stati debitamente compilati dall’Ufficio e potremmo riscontrare delle mancanze. Del nostro Giovanni dunque sappiamo che nacque nel 1785, era di religione cattolica, vedovo di Teresa, falegname di mestiere e abitante in contrada del Seminario al numero 122 (l’odierna via del Seminario). Oggi quello stabile si trova di fronte alla Chiesa di S. Carlo del Seminario Centrale, all’angolo con la via S. Giovanni e la fine di corso Giuseppe Verdi.

Grazie al numero di orientazione della casa, il 122, all’interno del registro si possono individuare anche gli altri residenti negli appartamenti in cui era ripartito quello stesso edificio. Eccone i nomi:

  • Sbuelz Angelica, figlia di Antonio e Orsola, possidente.
  • de Kerches Caterina, figlia di Antonio e Orsola Sbuelz, possidente;
  • Snidercig Maria, figlia di Stefano e Maria, serva
  • Luzzatto Giacomo, israelita, agente di commercio, del quale le annotazioni, in aggiunta, ci tramandano la data della morte, avvenuta all’estero, nell’anno 1880.

 

Seguendo la traccia del cognome “Ordiner” è anche possibile tentare un’ulteriore indagine, mirante a raccogliere notizie relative ai beni e al patrimonio della famiglia. In questo caso, si cambia fondo archivistico ma si resta sempre nella sezione “RISORSE DIGITALI”, cliccando il nome “Ventilazioni ereditarie”. Spieghiamo brevemente di che cosa si tratta: non c’entrano affatto le correnti d’aria! Col termine “ventilazione” il diritto civile asburgico indicava il procedimento attraverso cui lo Stato ricercava gli eredi di un defunto, li riconosceva formalmente per mezzo di una dichiarazione di eredità, aggiudicando la corretta ripartizione e distribuzione tra i successori dei beni ad essi lasciati. 

Le “ventilazioni ereditarie” costituiscono una serie documentaria che fa parte del fondo archivistico prodotto dal Tribunale Civico e Provinciale di Gorizia (1793-1850), per un totale di circa 9.000 atti integralmente digitalizzati e, quindi, accessibili in rete. 

Nella sottosezione “Ventilazioni ereditarie”, è possibile effettuare una ricerca rapida digitando il nome che ci interessa negli spazi posti in calce allo schermo.

Per il nostro cognome “Ordiner” il sistema restituisce due occorrenze: la prima, “Ordiner Maddalena”; la seconda, “Ordiner nata Macuz Teresa”.

Cliccando con il cursore sui rispettivi nominativi, si apre una maschera denominata “Dettagli”, dove si visualizzano le specifiche segnature archivistiche nonché la riproduzione digitalizzata del documento di ventilazione.

Ordiner Maddalena, ventilazione n. 5724 :  

Purtroppo il documento originale, datato 11 novembre 1830, presenta gravi danni provocati dalla muffa che ci impediscono di leggere le notizie anagrafiche della defunta, residente in Piazzutta (odierna piazza Tommaseo). Ma fortunatamente alla rovina è scampato il margine inferiore dell’atto, dove, invece, è riportato a chiare lettere il

Nome e cognome della superstite prole maggiorenne, l’età e la dimora di ciascheduna: due

  • 1°: Giovanni Ordiner d’anni 40, di professione falegname in Gorizia
  • 2°: Catterina Ordiner d’anni 38; è ignota la sua dimora.

 

Ritroviamo “Giovanni Ordiner”, falegname in Gorizia. Parrebbe essere il nome da cui siamo partiti, quantunque il registro dei fuochi nulla dicesse sui suoi genitori. Ipotizziamo dunque che Maddalena sia stata sua madre, vissuta in povertà grazie ad un magro sussidio assicuratole dal figlio.

Tuttavia la nostra congettura non regge dinanzi all’aritmetica: sappiamo dal libro dei fuochi che il primo Giovanni è nato nel 1785 e che di conseguenza nel 1830 egli avrebbe dovuto avere 45 anni all’incirca; nella ventilazione, invece, si menziona un Giovanni appena quarantenne. Dunque non vi è corrispondenza.

Senza perderci d’animo, procediamo all’esame della ventilazione di Ordiner nata Macuz Teresa, n. 3427: l’immagine ci restituisce un documento meglio conservato, leggibile nelle sue parti principali. L’atto è databile 27 febbraio 1841.

Da esso apprendiamo che la defunta aveva 65 anni, era nativa di Gorizia ed era stata sposata con Giovanni Battista, falegname in Gorizia e senza figli. Le erano sopravvissuti alcuni fratelli e sorelle. La sua facoltà era nulla, poiché viveva di una modesta elemosina assicuratale dalla Chiesa.

Anche in questo caso siamo di fronte ad una quasi omonimia (Giovanni e Giovanni Battista) e lo stesso mestiere (falegname in Gorizia), tuttavia senza elementi sufficienti per identificare una correlazione tra il Giovanni Ordiner nato nel 1785 e quelli menzionati rispettivamente nel 1830 e nel 1841. Diviene quindi necessario approfondire l’indagine anagrafica e vi invitiamo a venirci a trovare “in presenza”, così da consultare altri documenti che potrebbero essere conservati in ulteriori fondi archivistici o, perché no, in altri Istituti, come ad esempio le Parrocchie o l’Archivio della Curia Arcivescovile, dove si trovano i libri canonici con i dati anagrafici dei battezzati, aventi anche valore civile dal 1835 al 1923.

Il confronto tra il libro dei fuochi e le “ventilazioni ereditarie” ci è ancora vantaggioso se intendiamo acquisire nuove notizie su un diverso nucleo familiare, tenendo sempre presente la casa di via del Seminario 122.

All’interno del registro n. 4603 avevamo incontrato il nome di Sbuelz Angelica, figlia di Antonio e Orsola.

Ricercando tra le “ventilazioni ereditarie” il cognome Sbuelz presenta ben 11 occorrenze, a riprova di quanto fosse comune nella Gorizia del primo Ottocento. Tra esse, al terzo e all’ottavo posto figurano 2 occorrenze per il nome “Antonio”, uno dei quali potrebbe essere il defunto padre di Angelica.

Ventilazione di Sbuelz Antonio n. 4115, datata 30 marzo 1839.

Antonio, morto nel 1839, aveva solo 19 anni… non può dunque essere il padre di Angelica.

Andiamo allora a leggere l’altra, la Ventilazione di Sbuelz Antonio n. 2249, datata 21 dicembre 1844.

Da una immediata lettura comprendiamo che anche questo atto non è riferito direttamente al nostro uomo: questo Antonio, lo vediamo scritto a chiare lettere, morì celibe e senza figli a 44 anni.

Tuttavia, passando alla pagina successiva, laddove si riportano i parenti più prossimi, ritroviamo una serie di dati che ci illuminano: a lui era sopravvissuto il padre che portava lo stesso nome di Antonio, secondo una diffusa consuetudine del tempo (Antonio figlio di Tomaso); aveva un fratello di nome Giuseppe, avvocato in Gorizia, oltre a due sorelle, che abbiamo già sentito nominare: Caterina Vedova de Kerkis [Kerkes] e Angelica Sbuelz, ambedue viventi a Gorizia.

Questa ventilazione, dunque, non fa riferimento al padre bensì al fratello della stessa Angelica di contrada del Seminario 122.

L’eredità che il defunto aveva lasciato rivelava un patrimonio piuttosto esiguo, composto di vestiari e biancheria, mobili, in cambiali con confessi debitoriali ed in attrezzi della bottega di caffettiere.

Allegata alla ventilazione, ritroviamo anche la “dichiarazione di erede”, ossia il documento che attesta – come diremmo oggi – l’autocertificazione attraverso la quale i sopravvissuti parenti rivendicavano il proprio diritto a subentrare, in tutto o in parte, all’eredità trasmessa dal congiunto scomparso.

Cedendo la parola alle carte, riportiamo di seguito un breve estratto della “dichiarazione”, sottoscritta dal padre Antonio e dai fratelli Giuseppe, Caterina e Angelica:

Morto li 17 dicembre 1844 Antonio d’Antonio Sbuelz in istato celibe, e perciò senza discendenza legitima, e senza aver egli pria disposto sopra la di lui relitta facoltà con atto di sua ultima volontà, si è la stessa devoluta per le disposizioni legali sulla successione legitima […] alla seconda linea di parentella cioè al superstite sottofirmato suo padre Antonio qm Tommaso Sbuelz per una metà, ed essendo premorta la madre, cioè già nell’anno 1836, al di lui fratello Giuseppe Sbuelz, ed alle sue sorelle Cattarina de Kerkes ed Angelica Sbuelz per l’altra metà, ed è perciò che dessi [essi] furono con decreto di quest’inclito Giudizio dd. 27 dicembre 1844 N. 10675 […], invitati a dichiararsi eredi della facoltà del suddetto defunto, ovvero ripudiare la stessa fino li 15 p. p. Gennaro.

Siccome poi fino al fissato termine essi sottofirmati chiamati eredi non potevano conoscere compiutamente lo stato della facoltà abbandonata per poter contemporaneamente avvanzare la rispettiva fassione, o prospetto, per ottenere l’aggiudicazione; invitati ora coll’altro decreto 1° corr(ent)e Marzo […],  si dichiarano essi eredi assoluti senza beneficio dell’inventario di tutta la facoltà relitta dal suddetto defunto Antonio d’Antonio Sbuelz, cioè il sottofirmato di lui padre Antonio Sbuelz per la giusta metà, ed il fratello e le due sorelle Giuseppe, Angelica Sbuelz e Cattarina de Kerkes nata Sbuelz qui sottoscritti, ciascuno eredi per una terza parte della metà detta facoltà.”  

Accanto alle esigue sostanze il documento riporta anche:

li carichi e pesi che gravitano sopra quella facoltà, e che formano perciò la sua facoltà passiva”, tra cui 250 fiorini “per spese di ultima malattia, viaggio e soggiorno a Raccoaro per prendere le acque, mantenimento, assistenza medica ed altro”.

Chi volesse saperne di più potrebbe compulsare la ventilazione stilata alla morte del fratello avvocato, Giuseppe, avvenuta il giorno 17 gennaio 1847.

Per avere una visione ancora più completa dei potenziali sviluppi di ricerca consentiti dall’uso della nostra pagina web resta da esplorare un altro fondo archivistico, prodotto dal Distretto militare di Gorizia per gli anni di nascita che vanno dal 1875 al 1937, denominato “Ruoli matricolari”. Si tratta di registri contenenti i dati dei giovani che avevano superato la visita di leva ed erano stati dichiarati “abili” al servizio militare.

Benché lacunoso, questo fondo è oggetto di grande interesse da parte dell’utenza anche da remoto, visto che i dati anagrafici reperibili in esso sono molto preziosi per l’istruzione di svariate tipologie di pratiche amministrative quali, ad esempio, quelle necessarie ad ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana.

Ritorniamo alla oramai nota sezione “RISORSE DIGITALI”: cliccando sul nome del fondo (“Ruoli matricolari”), si apre una pagina per mezzo della quale è possibile collegarsi con gli elenchi che riportano tutti i nominativi dei maschi ammessi alle visite di leva, suddivisi per classi d’età, nel periodo sopraccitato.

Digitando il cognome “Ordiner” nella funzione “TROVA” non otteniamo alcun risultato, come anche nel caso del cognome “Sbuelz”. Ambedue i cognomi erano diffusi nell’Udinese e, alla luce di ciò, è raccomandabile rivolgersi all’Archivio di Stato di Udine, oppure consultare il sito web “Friuli in prin: anagrafe storica delle famiglie friulane” dove svariati Ordiner e Sbuelz sono di casa.

Riteniamo di avervi fornito elementi sufficienti nel campo delle ricerche che hanno per oggetto le persone. Nell’Archivio di Stato di Gorizia è anche possibile indagare nell’ambito dei beni immobili, ossia dei terreni, delle proprietà e degli edifici pubblici e privati presenti sul territorio del comune e della provincia a partire dalla seconda metà del XVIII secolo fino a quella del XX secolo.

Le risorse digitali che il nostro sito web istituzionale mette oggi a disposizione degli studiosi non consentono di effettuare indagini interamente da remoto, come abbiamo sperimentato finora, bensì permettono di circoscrivere ed individuare con sufficiente approssimazione le raccolte documentali che dovranno essere consultate in presenza nella nostra Sala di studio, previa prenotazione ed esibizione della certificazione verde richiesta dalla legge.

Per effettuare ricerche immobiliari, è necessario conoscere informazioni basilari ma essenziali quali indirizzo, nomi e/o cronologia dei proprietari precedenti e, se possibile, la particella catastale e partita tavolare dell’edificio. Se siete sprovvisti di questi dati, gli elenchi disponibili in Archivio di Stato di Gorizia per la corretta individuazione dell’immobile oggetto dell’indagine non vi saranno di alcuna utilità.

Nel corso degli anni sono infatti mutate spesso radicalmente le varie particelle catastali, come anche i nomi di luoghi, vie e piazze (toponimi e odonimi) così come il numero civico: ecco perché la conoscenza dei nominativi dei proprietari di un determinato edificio, nella loro ininterrotta sequenza cronologica, è il solo requisito fondamentale che consente di individuare senza paura di errore l’immobile che ci interessa. 

Vogliamo allora proseguire raccogliendo gli spunti derivati dal precedente itinerario e soffermarci sui beni immobili posseduti dai componenti della famiglia Sbuelz che abbiamo incontrato in contrada del Seminario 122.

Per quanto riguarda la sola circoscrizione del centro urbano di Gorizia, disponiamo di sufficienti elementi di raccordo tra i riferimenti toponomastici più antichi e quelli contemporanei: in questo caso ci soccorre la cosiddetta “Mappa suppletoria della città di Gorizia”, grazie alla quale si può raffrontare i numeri delle particelle catastali con i numeri delle case nonché i nomi dei rispettivi proprietari in due anni precisi, il 1770 ed il 1847, in modo da poter avere dei termini fissi a distanza di quasi un secolo. Lo strumento è stato messo a punto da un solerte funzionario dell’amministrazione comunale goriziana, il geom. Mario Bressan, con il grande vantaggio di mettere a sistema le rilevazioni catastali e quelle tavolari, tra loro non immediatamente raffrontabili. Ad un altro concittadino dobbiamo l’allegata “Specifica delle case”, dovuta a Giuseppe Domenico Della Bona (1790-1864), da lui pubblicata nel “Calendario della I.R. Società d’Agricoltura” per l’anno 1848.

La “Mappa” a pagina 62 rivela che la famiglia Sbuelz possedeva un edificio al numero di orientazione 115 di contrada del Seminario, proprio nelle adiacenze del torrente Corno, attualmente coperto dal manto stradale, dove oggi c’è la sede del Kulturni dom (Casa della cultura slovena).

Per capire come impiegare la “Mappa”, dovete sapere che accanto al numero 115 è presente il numero 401, il quale indica la particella catastale. Tutte le volte che noi ritroviamo l’associazione di questi due dati numerici sappiamo che la nostra indagine potrà proseguire oltre.

Grazie alla particella catastale riusciamo ad individuare il nostro immobile nelle mappe catastali ottocentesche, che è possibile consultare comodamente da casa.

Sul nostro sito, aprendo la Mappa di Gorizia n. 1314, vediamo la particella 401 (con la pertinenza).

Nella Mappa n. 1314 bis vediamo un’altra immagine della stessa zona.

Per capire di che periodo o di che anno siano queste mappe, possiamo aprire il file PDF legato alle mappe di Gorizia e scoprire così che queste mappe sono del 1822, rielaborate nel 1839.

Giunti a questo punto la presenza in Archivio è necessaria, infatti nella Sala di Studio potrò consultare gli “Elaborati” del Catasto del XIX e XX secolo [alla busta 30 per Gorizia] grazie ai quali si ottiene la conferma circa l’esistenza (o meno) di un diritto di proprietà immobiliare.

Nell’elenco alfabetico dei proprietari dei terreni e delle particelle, troviamo il nostro caffettiere Sbuelz, proprietario della casa numero 115.

Con il ricorso ai quaderni delle case, che appartengono al fondo archivistico “Ufficio Tavolare” di Gorizia, di cui il nostro istituto conserva i documenti prodotti fino all’anno 1891, siamo in grado di verificare la successione dei proprietari degli edifici in essi riportati.

Al numero 115 troviamo Antonio Sbuelz (padre), il quale successivamente ha lasciato alle figlie Caterina (sposata Kerkes) e Angelica la nominata casa. L’edificio appena nel 1878 cambierà proprietari, passando a Maddalena Martinelli nata Anderlig.

Se prendiamo in esame uno dei contratti citati, tra le carte affiora una “donazione tra vivi”, cioè tra il padre e le figlie, le sorelle Catarina e Angelica, che dopo la morte del fratello Giuseppe dividono a metà la casa, chiedendone al Tribunale civico provinciale l’iscrizione al Libro Tavolare.

Leggiamo: “In considerazione dell’avanzata sua età e stato infermo e per dare una prova del suo paterno affetto alle sue due figlie Angelica e Caterina Sbuelz, quest’ultima maritata Kerkes, e sul riflesso che il di lui figlio Giuseppe Sbuelz a motivo delle non indifferenti sovenzioni a lui fatte anche dopo pervenuta alla sua maggior età, onde poter continuare i suoi studi e qualificarsi atto per un impiego, dona fra vivi il Signor Antonio qm Tomaso Sbuelz alle predette sue due figlie, cioè due terze parti della sua casa in Gorizia marcata col N. 115 v.m.c. ed annesso orto alla figlia Angelica Sbuelz e l’altra terza parte alla figlia Caterina Kerkes nata Sbuelz con la facoltà dell’intavolazione e trascrizione.
Dona parimenti fra vivi dal valore della predetta casa come antiparte a Caterina Kerkes fiorini cinquecento, non essendo essa stata sufficientemente beneficata nell’occasione del di lei matrimonio, quali fiorini 500 non potrà essa Kerkes però domandare pria della morte del donante.
Esso Antonio Sbuelz dona parimenti fra vivi tutta la sua facoltà nobile, ragioni, azioni e diritti ad esse sue figlie Angelica e Catterina Sbulez maritata Kerkes.
Da questa vengono però eccettuati tutti gli effetti mobili, biancheria, mobiglia, […] letti, suppellettili …

Quanto ai rapporti tra questa casa e quella posta al civico 122, per giustificare la presenza degli Sbuelz possiamo solamente avanzare delle ipotesi, come, ad esempio, che essi la occupassero in qualità di affittuari (gli strumenti tavolari, infatti, danno conto solo degli effettivi proprietari, mentre tacciono la sussistenza di altre tipologie contrattuali come affitti e simili).

Qualora fossimo interessati ad approfondire le vicende successive di quell’immobile ci soccorrerebbe un altro interessantissimo fondo documentario, quello del “Giudizio Distrettuale di Gorizia (1898-1922)”, nel cui ambito è custodita una serie di atti che raccolgono le pratiche istruite per il risarcimento dei danni di guerra provocati dalle devastazioni del primo conflitto mondiale.

Scopriamo, per fermarci qui, la presenza di una pratica recante il nome di Maddalena Martinelli, corredata anche da una planimetria e dal resoconto dei danneggiamenti patiti dalla casa posta in via del Seminario n. 13 (il civico era variato nel frattempo), a causa dell’acquartieramento di truppe e dell’asporto delle costruzioni in legno e metallo.

Con quest’immagine termina la nostra rapida carrellata archivistica. Ci auguriamo che questo piccolo itinerario, un po’ virtuale ed un po’ reale, vi abbia piacevolmente trattenuto e sia stato capace di suscitare, in qualche modo, l’interesse per la ricerca archivistica anche nel caso non foste, come si dice, “del mestiere”. Spetta infatti a noi archivisti il compito di supportarvi affinché possiate reperire, in tutto o in parte, le informazioni che vi occorrono: nel frattempo, ci basterà aver tentato di farvi considerare che viaggiando online e venendo in archivio si possono fare delle scoperte inattese, grazie propria all’opera certosina di raffronto tra le carte che il tempo e le vicende umane hanno permesso giungessero a noi, nonostante la dispersione e la distruzione che hanno funestato le cose e le persone durante gli ultimi secoli della nostra tormentata storia.