Giorno della memoria

Come ogni anno, anche nel 2026 l’Archivio di Stato di Gorizia intende celebrare il Giorno della Memoria attingendo al proprio patrimonio documentario. La scelta è caduta su due lettere prodotte dalla Comunità israelitica di Gorizia nel mese di maggio 1942 ed indirizzate alla locale regia Prefettura. La normativa dell’epoca prevedeva il rilascio di un’apposita autorizzazione governativa in caso di utilizzo di mezzi di trasporto necessari, come nel caso specifico, ad effettuare un trasporto di beni al di fuori del territorio provinciale. Il presidente della Comunità, Attilio Morpurgo, motivò la richiesta con l’esigenza di trasferire a Gorizia una serie di antichi oggetti di culto fino ad allora custoditi nell’oratorio di San Daniele del Friuli, in provincia di Udine, da tempo oramai inutilizzato. In particolare, si accennava ad arredi sacri non specificati, oltre e a due rotoli pergamenacei della Torah (vale a dire i cinque libri del Pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio).

Probabilmente ignara delle consuetudini religiose ebraiche, la Prefettura goriziana subordinò il proprio nulla osta alla ricezione di ulteriori chiarimenti in merito all’insolito carico; tre giorni più tardi, a nome dell’assente presidente Morpurgo il segretario della Comunità, Umberto Armani, spiegò che le cerimonie rituali previste in caso di trasferimento di quei sacri oggetti non avrebbero consentito l’impiego di altri mezzi di trasporto, come ad esempio la ferrovia, senza suscitare inopportune curiosità da parte di chi vi avesse assistito.

Agli atti non è presente la nota di risposta, il cui tenore si può solamente intuire dall’annotazione autografa in matita blu: “4/4 – conferito col Prefetto”.

Nel maggio 1942 la Comunità ebraica di Gorizia era già numericamente ridotta rispetto al primo dopoguerra, anche in seguito all’entrata in vigore delle leggi razziali che avevano privato della cittadinanza italiana gli ebrei che la avevano ottenuta dopo il 1918. Eppure, nonostante le grandi difficoltà, correlate ad una recrudescenza dell’odio antisemita (culminato a luglio, nella vicina Trieste, nella devastazione degli interni della grande sinagoga cittadina), nessuno avrebbe potuto immaginare il drammatico epilogo che, poco più di un anno e mezzo più tardi, in una sola notte avrebbe brutalmente condannato a morte 45 innocenti, testimoni indifesi della plurisecolare e gloriosa tradizione dell’ebraismo goriziano.

ASGO, Prefettura di Gorizia Archivio Generale 1927-1962, b. 1040, f. 2913.

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