Agosto 2022 – 1893: mobilità sostenibile a Gorizia

Appena conclusasi la 105esima edizione del Giro d’Italia con la vittoria del neozelandese Jai Hindley e la 109esima de Le Tour de France con il successo finale di Jonas Vingegaard sullo sloveno Tadej Pogačar è emersa sempre di più la consapevolezza di quanto la bicicletta sia un mezzo fondamentale per gli spostamenti urbani ed eccezionale per la pratica dello sport.

Dalla sua invenzione nel 1817 attribuita al barone tedesco – originario di Karlsruhe – Karl von Drais, questo mezzo di trasporto, con il passare degli anni, ha avuto un successo sempre crescente, successo che è aumentato anche in questo ultimo periodo. D’altra parte, si sa, la bicicletta è il mezzo di trasporto più democratico che ci sia. Non occorre essere dei novelli Indurain per utilizzarla, è possibile pedalare anche in una forma fisica non perfetta, si può pedalare da giovani come da vecchi e tutti possono trovare una bicicletta adatta alle proprie possibilità economiche. Ne esistono di tutti i tipi: da città, da corsa, mountainbike, gravel e oggi anche a pedalata assistita. Non ci sono segreti, imbrogli o giochetti, quando si pedala è una questione di cuore. Cuore inteso sia dal punto di vista fisiologico (e quanti sono i benefici che la bicicletta può apportare in tal senso) che dal punto di vista delle emozioni, della passione. D’altra parte la bicicletta ti offre tanto senza chiedere nulla in cambio. Ti regala l’emozione del vento in faccia, del potersi godere nel silenzio il paesaggio che cambia (poco importa se un paesaggio urbano oppure un passo delle Dolomiti), del trovare del tempo per noi stessi. Tutto questo con solo un telaio, un manubrio, due ruote e una trasmissione.

Infatti oggi, al di là della disciplina sportiva che entusiasma sempre più persone, la bicicletta è diventato un tema fondamentale all’interno dei piani urbani del traffico delle nostre città. La necessità di diminuire l’inquinamento ambientale e la consapevolezza di uno stile di vita più salutare, spingono sempre più persone ad utilizzare la bici come mezzo principale di trasporto.

Il documento del mese di agosto di quest’anno, tratto dal fondo archivistico “Archivio storico del Comune di Gorizia (1830-1956)”, evidenzia una volta di più quanto temi che ci appaiono attuali abbiano già attirato l’attenzione di chi ha vissuto prima di noi.

Infatti si vuole qui presentare un’istanza, del 28 ottobre 1893, indirizzata dalla storica associazione sportiva Görzer Cyclists’ Club (di cui si pubblica l’interessante statuto) al consiglio comunale cittadino. All’oggetto è la modifica alla “notificazione” n. 3398 del 24 giugno 1890 del Comune di Gorizia, che prevedeva la chiusura della circolazione per le principali vie centrali della città alle biciclette (note allora col nome di velocipedi). I cicli venivano deviati su percorsi alternativi spesso pericolosi (come per esempio l’acciottolato di via Seminario) o che comunque facevano perdere ai “velocipedisti” molto tempo. Insomma, il tema della circolazione urbana animava intensamente la polemica del tempo, proprio come oggi. Nella sua istanza, il club ciclistico faceva notare come la bicicletta avesse subìto una fortissima evoluzione, non limitandosi più a un semplice passatempo (un “trastullo” come viene definito nel documento), ma come un mezzo di trasporto strategico per gli spostamenti: economico e salutare. A riprova di ciò, sono riportati gli esempi non solo delle grandi capitali lontane (Londra, Parigi e Vienna), ma anche di città più vicine e simili a Gorizia come Udine, Palmanova, Cividale, Trieste e Lubiana, dove la circolazione delle biciclette era libera e si punivano solo i comportamenti pericolosi per i pedoni e per gli altri mezzi di trasporto. In tal senso, sono citati i cosiddetti wilde, ciclisti non appartenenti a nessuna società sportiva che, sprezzanti del pericolo e senza curarsi del prossimo, eseguivano delle evoluzioni pericolose con lo scopo di provare le loro abilità. Ma questo è definito come un caso limite, non esteso a tutti i ciclisti presenti sul territorio comunale.

L’istanza si chiude con alcune richieste. Tra queste, si menziona: comparare la bicicletta a qualsiasi altro veicolo; accordare il libero transito per le vie della città “eccettuate le vie: Ascoli, Formica e Rabatta” con la sola limitazione di non transitare a velocità maggiori rispetto a quelle delle carrozze private; accordare il transito “nel viale sinistro del corso Francesco Giuseppe e nel viale al Ponte Nuovo” (un embrione di pista ciclabile).

Per concludere, come al solito, il nostro viaggio documentario nel tempo ci aiuta a trovare nel nostro passato molti aspetti affini a quelli odierni e ci conferma che la bicicletta, nonostante abbia più di due secoli d’età, abbia conservata intatta la propria giovinezza, continuando ad essere un mezzo agevole, fondamentale e strategico per grandi e piccini.

Segnatura: ASGO – Archivio storico del Comune di Gorizia (1830-1927), b. 540, f. 996/I, pr. 7911/1893

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