La città di Gorizia è stata, negli anni Quaranta, teatro di profondi e drammatici cambiamenti: durante i devastanti anni della Seconda guerra mondiale, il regime fascista lasciò il posto alle occupazioni germanica prima e jugoslava poi, rendendo particolarmente complessa la ricerca di una soluzione che portasse alla tanto desiderata pace.
Un primo compromesso fu raggiunto con gli accordi di Belgrado del giugno 1945, portando in città l’amministrazione del Governo Militare Alleato, divenuta effettiva solamente nei mesi successivi con l’esclusione degli ultimi elementi jugoslavi e la nomina del presidente del Comune, Giovanni Stecchina, e del presidente di Zona, Guido Hugues, dotati di competenze assimilabili, rispettivamente, a quelle di sindaco e di prefetto nell’ordinamento amministrativo italiano.
Tale nuovo equilibrio, ad ogni modo, risultava spesso oscurato da una certa conflittualità dovuta, nello specifico, all’imminente ridefinizione del nuovo confine tra Italia e Jugoslavia, di frequente sfociata in manifestazioni di protesta e rivendicazione identitaria tra le parti in causa, ricorrenti negli anni successivi al 1945.
Ne è evidente conferma l’episodio che si svolse esattamente 80 anni fa, in un periodo particolarmente teso per la città: la testimonianza, indirizzata al Presidente di zona Hugues, è riportata proprio dal suo protagonista, Rodolfo Carrara, più comunemente noto come Dolfo Marmul, celebre poeta goriziano autore di numerosi componimenti in lingua friulana, assiduo frequentatore di Borgo Piazzutta, luogo in cui si verificarono le vicende narrate.
Inviperito per il furto del suo ombrello e sgomento per l’aggressione subìta da un presunto soldato americano, il Carrara, di convinti sentimenti italiani, attore in un teatro di sospetto e diffidenza, si abbandona a una singolare congettura, alimentata da specifici pregiudizi: “Quell’assalitore, sotto la divisa del soldato americano […], non può essere altri che un mio avversario politico, che cerca di prendermi e sopraffarmi per portarmi via, sapendomi un vero italiano”, dal momento che “il soldato americano è comunemente gioviale, senza malizie, ama i bambini, dona loro volentieri dei dolci e giuoca con loro”. Che il carnevale fosse arrivato in anticipo in Piazzutta?
Segnatura archivistica: Prefettura di Gorizia – Archivio di gabinetto (1945-1986), b. 199 f. 467, prot. 286/1946