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Marzo 2021 - Antico mulino di Sagrado

Negli archivi non è difficile imbattersi nelle testimonianze dirette capaci di far riaffiorare alla nostra memoria abitudini e comportamenti proprî di tempi a noi lontani, anche di secoli.

Le prime attestazioni documentarie dell’antico mulino di Sagrado – conosciuto anche come mulino Austriaco o mulino della Roggia di Sagrado – risalgono al XVI secolo, allorché l’arciduca Ferdinando d’Asburgo ne riconosceva alla famiglia Della Torre il diritto di possesso e sfruttamento, a fronte del riconoscimento di un tributo annuo, conferito alla Camera di Gradisca.
Nella struttura, munita di cinque ruote, si macinava il frumento e si pilava l’orzo, oltre a lavare e follare i panni, come ricordano Renato Duca e Renato Cosma nel volume “Andare a mulino. Mulini, mugnai, rogge, risaie nel Monfalconese e zone limitrofe tra XIII e XX secolo” (BCC di Staranzano e Villesse, 2011). Essa non poteva non essere un punto centrale dell’economia e della socialità non solo di questo abitato, collocato nei pressi del confine tra i dominii di Casa d’Austria e la Repubblica di Venezia, fino al 1797, ma dell’intero Monfalconese.
L’Archivio di Stato di Gorizia conserva un bell’atto notarile che reca il “piano di situazione” del manufatto e dei suoi annessi alla data del 13 giugno 1887, sottoscritto congiuntamente da Giacomo Perocco, amministratore dei beni della contessa Teresa Della Torre (sposata con Egon principe di Hohenlohe Schillingsfürst), da Leopoldo Mreule, industriale di Farra domiciliato a Sagrado e dal podestà di Gradisca e possidente Giacomo Angiolin. Il tutto alla presenza dell’imperial regio notaio gradiscano Aristide Costantini.
Il documento è corredato da una rappresentazione grafica della proprietà (vi invitiamo ad individuarne la posizione utilizzando la geolocalizzazione di Google Maps) che immortala lo stato di fatto a meno di un anno dalla sua cessione al Consorzio Acque dell’Agro Monfalconese, finalizzata alla realizzazione del canale De Dottori, tutt’ora esistente e destinato all’uso promiscuo agricolo ed industriale, nel quadro del grande riassetto che avrebbe interessato i corsi d’acqua del territorio tra il 1894 ed il 1911.
Di lì a poco, l’antica “roggia” ed il mulino da cui prendeva il nome sarebbero scomparsi, cedendo il passo alle trasformazioni che i tempi nuovi imponevano: nondimeno le carte continuano fedelmente a conservarne le tracce storiche, come l’odierno documento può testimoniare.
 
Segnatura: ASGO, Archivio Notarile – Notai, b. 410, atto 13 giugno 1887, piano di situazione del Molino di Sagrado ed annessi
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