DICEMBRE 2025 – Una “Citella” non è per sempre!

Per le ragazze d’oggi risulta spesso una grande impresa trovare il vero amore (possibilmente corrisposto): cosa non si fa di questi tempi per arrivare all’obiettivo tanto ambito?

Ci si iscrive a tutti i social network, si esce alle ore più disparate e si cura con dedizione la propria immagine… solo le più coraggiose poi tentano la sorte con un susseguirsi di appuntamenti al buio! Sì, perché il terrore per qualcuna (spesso solo per il giudizio degli altri) è quello di rimanere “Citella”!

Ma nel 1763 (giusto qualche anno fa) come facevano? La questione delle nozze, in verità, preoccupava addirittura l’Imperatore asburgico, interessato ad “agevolare quanto sia possibile alli Sudditi dell’Ereditarie Sue Provincie il modo d’incontrar matrimonio, e di levare tutto quello che in tal particolare servir potesse d’ostacollo”. Volete conoscere questo fantomatico ostacolo che tanto impediva di trovare marito? Non di certo l’amore!

Fino a non troppo tempo fa, infatti, le giovani che volessero sposarsi dovevano essere in possesso di una dote, che le più povere però non riuscivano a procurarsi. Proprio per questo la casa d’Austria aveva valutato di introdurre, prendendo esempio addirittura dall’Olanda, “la Colletta d’un Pio sussidio, che servir dovesse per dare alle Citelle una Dotte”.

Ma qual era il fine ultimo della Sacra Cesarea Regia ed Apostolica Maestà? Non di certo la felicità delle fanciulle della Contea, bensì quello di “procurare in tutte l’Ereditarie Sue Provincie una maggior Popolazione”… Che romanticismo!

Segnatura archivistica: Pretura di Gradisca (1503-1830), busta 35, filza 35

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