Il superamento delle barriere architettoniche, cognitive e sensoriali ha rappresentato negli ultimi anni uno degli interventi di maggior rilievo realizzati dal Ministero della cultura. Anche la sede dell’Archivio di Stato di Gorizia, infatti, ha recentemente beneficato dei finanziamenti messi a disposizione in tal senso dal recente Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per permettere una più ampia accessibilità agli studiosi.
Una testimonianza di sensibilità e attenzione verso la disabilità è il documento scelto per questo mese, acquisito agli atti della Prefettura di Gorizia il 19 febbraio 1942: con una lettera dattiloscritta sulla simpatica carta intestata della «Scuola italiana “cani guida” per i ciechi» di Firenze, la presidente Fernanda Ojetti rinnovava la richiesta al Prefetto di Gorizia affinché sollecitasse i podestà ad inviare “quella piccola offerta tanto nobile e tanto necessaria alla vita” della scuola.
Fondata dall’Unione Italiana Ciechi, la «Scuola italiana “cani guida” per i ciechi», tuttora esistente, avviò la propria attività a Firenze il 25 settembre 1929, con la consegna dei primi tre cani addestrati. Scopo dell’ente era l’allevamento, l’allenamento e l’assegnazione a italiani e stranieri che avevano perso la vista, specialmente se per cause di servizio militare, di pastori tedeschi specializzati nella conduzione dei non vedenti, compagni fondamentali, allora come ora, per il loro ruolo nell’assistenza fisica ed emotiva ai ciechi. Un intento di sicuro nobile, ma che certamente necessitava di numerosi contributi, anche di modesto valore, per portare avanti la propria causa: da qui il bonario richiamo alla Prefettura di Gorizia.
La presidente della Scuola, Fernanda Scotto Ojetti, ad ogni modo, conosceva bene il territorio goriziano: il marito Ugo Ojetti (1871-1946), sottotenente dell’Esercito Regio, infatti, dal maggio 1915 vi operò come incaricato alla tutela dei monumenti nelle Terre redente. I coniugi Ojetti, esponenti della ricca borghesia, mostrarono grande sensibilità verso i reduci della Grande Guerra: Fernanda, mentre il marito era al fronte, supportò il “Comitato per l’assistenza ai ciechi di guerra” di Firenze ed ospitò presso la sua villa “Il Salviatino” a Fiesole, dal 1915 al 1924, la “Casa di convalescenza e di lavoro”, dove i reduci affetti da cecità, in un ambiente medicalmente assistito, potevano seguire corsi di cultura generale, di alfabetizzazione Braille e numerosi laboratori artigianali e manifatturieri.
Vi segnaliamo due proposte di lettura per approfondire gli argomenti trattati: su Fernanda Ojetti il saggio di Daniela De Angelis, Nanda Ojetti. La signora del Salviatino (Gangemi Editore, 2020); sull’assistenza dei ciechi di Guerra l’articolo di Martina Salvante, Mutilati e invalidi in Trentino-Alto Adige: il caso dei ciechi della Grande Guerra in «Annali / Museo storico italiano della guerra», 23 (2015), pp. 7-26, disponibile al seguente url: https://heyjoe.fbk.eu/index.php/amusig
Segnatura archivistica: ASGO, Prefettura di Gorizia – Archivio generale (1927-1962), b. 1122, f. 2190.