Giornata della memoria 2024

I provvedimenti di revoca della cittadinanza italiana sanciti con il RDL 7 settembre 1938 rappresentarono gli effetti di uno dei primi atti legislativi antiebraici adottati dal governo fascista, culminati nelle famigerate leggi razziali. Concepite per bloccare il flusso degli ebrei stranieri che sfuggivano alle campagne persecutorie già in atto nel III Reich e nelle zone ad esso soggette, queste misure infierirono con particolare virulenza nei territori annessi all’Italia dopo la prima guerra mondiale. Ad esserne colpite furono specialmente quelle persone il cui status giuridico risultava controverso o non poteva essere definito in modo univoco, vuoi per la difficoltà di procurarsi la documentazione, oppure a causa della mancanza di relazioni con i paesi di provenienza. Gli ex sudditi austro-ungarici pertinenti alle cosiddette “nuove province” divennero cittadini italiani “di pieno diritto” in virtù di un regio decreto del 30 dicembre 1920 

A meno di vent’anni più tardi, quello che molti ritenevano un diritto acquisito fu recisamente negato dalle stesse autorità che lo avevano accreditato.

Tra le numerose pratiche conservate all’interno dell’archivio generale della Prefettura goriziana si possono reperire i documenti che riguardano Regina Malvina Goldberger, nata Michlstädter, sorella di Alberto e, quindi, zia di Carlo Michelstaedter, il celebre pensatore goriziano tragicamente scomparso nel 1910.

Nata a Gorizia il 22 settembre 1856 da Elia e Bona Reggio, esponenti di due note famiglie della borghesia israelita goriziana, sposò Maximilian Goldberger e visse a Fiume, dove nacquero le sue tre figlie Irene, Amelia e Ada (Adele). Nel febbraio 1929 adottò la forma italianizzata del cognome d’acquisto (Golberti).

Pochi anni prima, nel 1922, il Commissariato Generale Civile della Venezia Giulia aveva riconosciuto la cittadinanza italiana ai sensi del sopraccitato regio decreto.
Le leggi razziali del novembre 1938 avevano concesso ai prefetti la facoltà di revocare le “concessioni” emesse dai Commissariati Generali Civili, vale a dire gli enti che avevano preceduto la costituzione delle Prefetture nelle cosiddette “terre redente”.

In virtù di tale potere, il prefetto di Trieste il 30 ottobre 1939 revocò alla ottantatreenne Regina Malvina la cittadinanza, dopo aver esperito, previa indagine presso l’anagrafe del comune di Gorizia, la sua appartenenza alla “religione” e “razza” ebraica.

All’atto dell’iniquo provvedimento, l’anziana donna viveva a Gorizia assieme alla figlia Ada (o Adele). Le tre figlie di Regina Malvina, tuttavia, si opposero alla decisione e fecero un ricorso legale, in seguito al quale ottennero la restituzione della cittadinanza, in virtù della “irrevocabilità” dei riconoscimenti di cittadinanza previsti dal regio decreto del 1920, contenente norme per l’esecuzione dei trattati di pace.

Purtroppo non è pervenuto l’atto relativo a Regina Malvina, anch’essa inghiottita nel gorgo dello sterminio assieme agli altri componenti della famiglia il 23 novembre 1943.

Una “Stolperstein / pietra d’inciampo” è stata posta davanti alla sua casa goriziana.

Segnatura archivistica: ASGO, Prefettura di Gorizia, Archivio generale (1927-1962), Provvedimenti per la difesa della razza, b. 707, f. 1898, class. 1-13-9, “Goldberger Regina Malvina”.

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Fondi archivistici
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